L’economia secondo i pirati. E-book

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Leconomia secondo i pirati. E-book


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L’economia secondo i pirati. E-book



Mostri anarchici, diavoli incarnati, profanatori di tutte le leggi umane e divine, nemici del genere umano: difficile trovare le parole adatte per definire i pirati e il terrore che ispiravano. Tuttavia, argomenta Peter Leeson, professore di economia, da sempre grande appassionato di corsari e bucanieri, a governare le imprese dei più famigerati criminali della storia non furono soltanto l’avidità e la ferocia. Quelle ciurme mal assortite, che raccoglievano sbandati ed emarginati delle più varie provenienze, seguivano in realtà un comportamento assai razionale. Il loro sistema di autogoverno era molto più tollerante delle altre istituzioni a loro contemporanee, tanto che si meritarono loro l’ammirazione e il rispetto di molte menti illuminate.
L’economia secondo i pirati applica la «logica economica» ai pirati e ci dimostra che le leggi del capitalismo, così come le aveva identificate Adam Smith, spiegano alla perfezione persino un comportamento tanto insolito come quello dei pirati. Le procedure seguite per eleggere il capitano e per la spartizione del bottino rappresentano un esempio di democrazia e di equità, e dunque di efficacia sul lungo termine. I pirati avevano fama di tener fede alla parola data.
La loro politica, basata sull’intimidazione contro il nemico esterno e sul buon governo al proprio interno, portava sostanziosi vantaggi. Se ne rallegrava l’audace capitano Bartolomew Roberts, elogiando la vita breve ma felice dei suoi compagni d’avventure: «In un lavoro onesto ci sono pasti magri, bassi salari e dura fatica. Nel nostro lavoro ricchezza a sazietà, piacere e agio, libertà e potere».